Intervista Professor Turi

Intervista al Professor Giorgio Turi.


Da alcuni anni è noto il ruolo e l’importanza dei concentrati piastrinici nei meccanismi di riparazione tissutale. Chiamati anche gel pianistrici, si tratta di piccoli frammenti cellulari ricchi di granuli contenuti nel sangue periferico che elaborano, immagazzinano e rilasciano, quando sono attivati, numerosi fattori di crescita capaci di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale (fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali) esercitando inoltre un’azione chemiotattica verso macrofagi, monociti e polimorfonucleati.

Questa capacità di interferire nei meccanismi di riparazione tissutale ha costituito la base per l’utilizzo del gel piastrinico; l’azione terapeutica del Platelet-Rich Plasma, cioè letteralmente plasma ricco di piastrine (PRP), risiede proprio nei numerosi fattori di crescita (growth factors) contenuti nei granuli piastrinici.

Il PRP si ottiene da un prelievo di sangue venoso processato secondo una procedura di centrifugazione; ne deriva un concentrato piastrinico che rilascia nel sito di inoculazione fattori di crescita in grado di stimolare in maniera naturale e selettiva la rigenerazione e la guarigione del tessuto lesionato.

In particolare, in ambito ortopedico, il PRP viene utilizzato per la cura di patologie ossee, tendinee e legamentose, e, più recentemente, anche nelle patologie infiammatorie tendinee. “Dopo i 30-40 anni, infatti, i tendini sono soggetti ad un fisiologico invecchiamento con perdita di elasticità e resistenza causate da basso turnover metabolico, scarsa vascolarizzazione a livello preinserzionale, microtraumatismi ripetuti (sportivi o lavorativi), precedenti patologie tendinee, malattie metaboliche (iperuricemia, ipertiroidismo), cause iatrogene (per esempio, uso di corticosteroidi, fluorchinolonici)” spiega il professor Giorgio Turi primario della Unità Operativa di Ortopedia dell’Ospedale S.Bortolo di Vicenza. “La risposta biologica del tendine lesionato” continua l’esperto “è sempre in relazione alla vascolarizzazione, alla cellularità, alla innervazione e alla infiammazione. Con i derivati piastrinici (PDGF; TGFa; TGFb; EGF; FGF; IGF; VEGF) è possibile ottenere importanti fattori di espansione cellulare che stimolano la migrazione e la crescita cellulare, la formazione di vasi sanguigni, la sintesi di collagene e la differenziazione cellulare”.

Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Ortopedia dell’Università di Stanford e pubblicato su Am J Sports Med. (2006 Nov; 34(11): 1774-8) il 93% dei pazienti trattati con PRP e sofferenti di epicondilite cronica refrattari ad altri trattamenti hanno ottenuto un successo terapeutico. “Sulla base di questi presupposti, già da circa 10 anni presso la nostra U.O. di Ortopedia e Traumatologia, abbiamo iniziato ad impiegare concentrati piastrinici come fonte di fattori di crescita autologhi sia nella chirurgia ortopedica sia, più recentemente, con infiltrazioni per il trattamento delle tendinopatie” dichiara il professor Turi. “In particolare nelle tendinopatie non responsive ai trattamenti convenzionali come fisiokinesiterapia, laser, ultrasuoni, FANS, infiltrazioni di steroidi, onde d’urto, e nelle lesioni legamentose extrarticolari”.

Il professor Giorgio Turi e il dottor Gino Zecchinato della Unità Operativa di Ortopedia dell’Ospedale S.Bortolo di Vicenza, in occasione del “IV International meeting della società Italiana di artroscopia” tenutosi a Udine lo scorso giugno, hanno presentato i risultati di uno studio condotto su 50 pazienti affetti da tendinopatia cronica resistente alle terapie convenzionali trattati con gel piastrinico per via infiltrativa. “Tale metodica infiltrativa appare ancora più interessante se viene considerata come valida alternativa al trattamento chirurgico” spiega Gino Zecchinato. “Infatti, secondo la nostra esperienza nell’Ospedale di Vicenza, è possibile trattare con le infiltrazioni sia le tendinopatie degli adduttori della coscia, tendinopatie quadrici pitale e rotulea inserzionale, esiti di Morbo di Osgood Schlatter, tendinopatia del tibiale anteriore e posteriore, tendinopatia Achillea anche inserzionale, la fascite plantare, sia le tendinopatie della spalla (cuffia e capo lungo del bicipite) e le tendinopatie inserzionali del gomito (epicondilite ed epitrocleite). In questo modo è possibile evitare l’intervento chirurgico al paziente. Lo studio, inoltre” continua l’esperto ortopedico “ha dimostrato risultati molto positivi dall’applicazione nelle lesioni  dei legamenti collaterali del ginocchio (di 2° e 3° grado) e in quelle dell’apparato legamentoso della caviglia. In tutti i pazienti trattati non vi sono state complicanze locali né sistemiche, mentre tutti hanno ottenuto risultati incoraggianti per quanto riguarda la risoluzione del dolore e il tempo di recupero.”

La metodica infiltrativa con PRP: l’esperienza del San Bortolo di Vicenza

Presso l’U.O. di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale vicentino viene utilizzato il sistema PRP che permette di ottenere un gel piastrinico in matrice di fibrina in grado di mantenere al suo interno le piastrine intatte e garantendo un lento rilascio dei fattori di crescita nel sito di inoculazione. La stessa matrice di fibrina, agendo da scaffold per la proliferazione cellulare indotta dalle citochine, permette di evitare la dispersione dei fattori di crescita garantendo quindi una migliore rigenerazione tessutale. Il sistema PRP,  inoltre, essendo completamente autologo, non necessita di attivatori esogeni che possono ridurre la qualità del prodotto pianistico così ottenuto. Il razionale di questa metodica” aggiunge il dottor Zecchinato, “si basa sull’ottenimento di un’alta concentrazione locale di piastrine che, rilasciando i fattori di crescita, inneschi, amplifichi e ottimizzi il processo di guarigione”. “La nostra esperienza con terapia infiltrativa con PRP” conclude l’esperto “è certamente positiva; oltre ai risultati soddisfacenti per il paziente e il medico, e al grande vantaggio della assenza di complicanze ed effetti collaterali, grazie alla natura autologa del concentrato piastrinico, i risultati sicuramente incoraggianti ottenuti dal nostro studio, in linea con la letteratura scientifica, ci inducono ottimismo. Anche se sarà necessario attendere ulteriori conferme, follow up più lunghi e studi in doppio cieco”.

La procedura:

si procede all’allestimento di un campo sterile e si esegue l’infiltrazione di anestetico locale: verificata e ottenuta una buona analgesia si procede all’infiltrazione del PRP.

Si inserisce un ago da 22 gauge nel tendine da trattare con direzione perpendicolare e si inietta il PRP in piccole dosi, cercando di riposizionare l’ago nel tessuto tendineo patologico per 4 – 5 volte come per eseguire delicate scarificazioni; quindi terminata l’infiltrazione si rimuove l’ago, si disinfetta nuovamente, si medica sterilmente e si posiziona del ghiaccio per qualche minuto.

Consigli pratici:

  1. dopo l’infiltrazione, che può essere ripetuta anche a distanza di 1 settimana, è utile il riposo per qualche giorno, applicazioni locali di ghiaccio e limitare le attività nei successivi 10 gg.
  2. il fumo e i FANS, in particolare l’acido acetil-salicilico, possano influenzare negativamente la risposta dei tessuti al PRP.
  3. È sempre importante, come per tutte le terapie in generale, una accurata anamnesi che possa verificare le corrette indicazioni e controindicazioni (emopatie, malattie sistemiche, immunodeficienze, infezioni) e la partecipazione del paziente che deve essere ovviamente informato sulla metodica.
  4. Il risultato non è immediato in quanto il processo di guarigione del tessuto richiede tempo, anche se si può assistere frequentemente ad una riduzione del dolore già poche ore dopo l’infiltrazione.
  5. Le patologie tendinee rappresentano un problema spesso di difficile soluzione terapeutica specialmente nelle forme croniche.
  6. Come per tutte le metodiche è indispensabile una corretta indicazione e una precisa tecnica di esecuzione della procedura.

Risultati dello studio:

  • lesioni di 2° e 3° grado del legamento collaterale mediale del ginocchio (n.8 casi) e lesioni del legamento peroneo astragalico anteriore della caviglia (n.2 casi): risultati positivi in tutti i casi trattati con riduzione del dolore entro una settimana e ritorno all’attività entro 40 giorni
  • tendinopatie della cuffia dei rotatori (n.7 casi): risultati ottimi e buoni solo nel 40% dei pazienti
  • epicondiliti (n. 15 casi), tendinopatie Achillee (n. 8 casi), tendinopatie rotulee inserzionali distali e prossimali (n. 8 casi): risultati ottimi nel 60% dei casi (risoluzione della sintomatologia), buoni nel 20% dei casi (miglioramento parziale ma soddisfacente), scarsi nel restante 20% (modesto miglioramento o miglioramento temporaneo comunque non soddisfacente per il paziente).
  • epitrocleiti (n.2 casi): 1 caso ha avuto una evoluzione positiva con risoluzione dei sintomi dopo 2 infiltrazioni con PRP.

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