Ginocchio: di nuovo al lavoro dopo la sostituzione completa

Ginocchio: di nuovo al lavoro dopo la sostituzione completa

Fino a qualche tempo fa l’intervento di sostituzione completa del ginocchio rischiava di compromettere l’attività lavorativa o di interromperla per lunghi periodi, ma oggi la situazione è cambiata e la ripresa del vecchio lavoro è quasi una certezza. Merito anche di materiali all’avanguardia, tecniche chirurgiche più raffinate e una maggior attenzione al paziente.

A cura della Redazione di Orthopedika Journal

La paura di non poter ritornare al proprio lavoro dopo l’intervento è uno dei motivi per cui molte persone non affrontano la sostituzione del ginocchio o la rimandano continuamente. In tempi di crisi questa paura potrebbe anche aumentare, ma i risultati presentati da Adolph Lombardi al meeting annuale della American Academy of Orthopaedic Surgeons, dimostrano che si tratta di una paura pressoché infondata e che il ritorno alla precedente attività lavorativa, anche se pesante, è la norma dopo la sostituzione completa del ginocchio. Lombardi, che si occupa di sostituzioni di ginocchio e anca a Columbus, negli Stati Uniti, è arrivato a queste conclusioni preliminari grazie a uno studio che ha coinvolto 700 pazienti sottoposti all’intervento: più della metà erano donne, l’età media era 54 anni e 2 su 3 lavoravano nei tre mesi prima dell’operazione. “I risultati hanno sorpreso anche noi” afferma Lombardi “ed è ormai chiaro che, nonostante la sostituzione completa del ginocchio, le persone possono rimanere senza grandi problemi nel loro ambiente lavorativo”.

NON E’ UN’OPERAZIONE (SOLO) PER VECCHI
“La sostituzione completa del ginocchio, detta anche artroplastica totale, viene effettuata quando l’articolazione è gravemente danneggiata dall’artrite” spiega Fabio Orozoco, chirurgo al Rothman Institute e professore al Jefferson Medical College di Philadelphia. I fattori che portano alla sostituzione sono tanti – genetica, età, danni causati da traumi sportivi, eccetera – e con l’intervento si punta a ridurre il dolore e a migliorare la funzionalità e la mobilità dell’articolazione. “Il numero di persone che si sottopongono a questo intervento è aumentato negli ultimi anni” afferma Orozoco “si tratta di persone che vogliono restare attive e in buona forma e che spesso hanno meno di 50 anni”. Ecco perché i risultati presentati da Lombardi e colleghi sono importanti: ritornare al lavoro è senza dubbio fondamentale per chi è ancora giovane e vuole vivere al meglio la vita di ogni giorno. I numeri dello studio sono più che rassicuranti: dopo l’intervento il 98% delle persone è tornato al lavoro, quasi sempre (89%) al vecchio lavoro. E non ci sono grandi differenze tra lavoro pesante e lavoro sedentario visto che quando si parla di lavoro pesante la ripresa è stata possibile nel 97% dei casi, mentre per quanto riguarda il lavoro di media intensità e quello sedentario le percentuali sono state del 100% e del 95%. “Non c’è motivo per rinunciare a ciò che si faceva prima dell’intervento” conclude Orozoco “anzi, io in genere raccomando ai miei pazienti di tornare a fare ciò che amano fare. Unica raccomandazione per i pazienti obesi: prendere in considerazione un programma per perdere peso”.

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