Frattura del piatto tibiale da trauma in moto: osteosintesi o protesi?

Frattura del piatto tibiale da trauma in moto: osteosintesi o protesi?

Eccesso di velocità, distrazione del conducente, manovre azzardate, condizioni del manto stradale sono le principali cause di uno dei più frequenti traumi dei motociclisti: la frattura del piatto tibiale. Pur costituendo soltanto l’1% di tutte le fratture, nei pazienti giovani tra 16 e 40 anni la maggior parte delle fratture del piatto tibiale è causata dall’elevata energia di impatto al suolo dell’arto teso al momento della caduta. È il caso di traumi conseguenti a incidenti stradali soprattutto in motocicletta, cadute dall’alto e traumi sportivi: si tratta di lesioni gravi che possono avere sequele invalidanti.

di Andrea Cacia, intervista il professor Michael Kurt Memminger, primario di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Centrale di Bolzano

Cos’è il piatto tibiale?

Il ginocchio è un’articolazione complessa, esposta a forze che possono superare anche di 5 volte il peso del corpo. I piatti tibiali costituiscono le superfici articolari della tibia con i condili femorali e si distinguono in mediale e laterale. Il piatto mediale è più largo del laterale ed è concavo, mentre quello laterale è convesso. I due piatti tibiali sono separati dall’eminenza intercondiloidea (struttura extrarticolare che costituisce l’inserzione tibiale del legamento crociato anteriore). La porzione periferica di ogni piatto è ricoperta dal menisco corrispondente. In un ginocchio normale, l’allineamento fisiologico è in leggero valgismo (170°-177°), ragion per cui, la maggior parte del carico viene trasmesso, attraverso il condilo laterale del ginocchio, al piatto tibiale laterale. Questo sovraccarico funzionale, seppur fisiologico, porta ad un maggior sviluppo della spongiosa ossea della parte mediale, determinando così una maggiore resistenza della superficie articolare mediale e il piatto tibiale mediale rispetto a quelli laterali. Di conseguenza le fratture del piatto laterale risulteranno essere più frequenti.

CON L’OSTEOSINTESI RAPIDO RITORNO ALLA QUOTIDIANITÀ
Nei casi di frattura composta senza alcuna lesione associata, il trattamento conservativo con un tutore può rappresentare una soluzione anche se, secondo gli esperti, è preferibile agire chirurgicamente con un trattamento di osteosintesi. Si tratta di un procedimento chirurgico ortopedico che consiste nella ricostruzione della continuità di un pezzo osseo fratturato in seguito a un trauma: grazie all’applicazione di mezzi di sintesi artificiali costituiti con materiali diversi, a seconda della gravità della fattura, il chirurgo potrà scegliere di usare solo viti, nell’osteosintesi semplice, oppure, in quella più complessa, potrebbe far ricorso anche a una o più placche di sostegno.
“L’intento del trattamento di una frattura del piatto tibiale è la riduzione dei frammenti e la stabilizzazione degli stessi con viti e placche – spiega Michael Kurt Memminger, primario di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Centrale di Bolzano. – La riduzione anatomica dei frammenti è il presupposto per evitare una degenerazione precoce dell’articolazione e la successiva necessità di ricorrere in tempi brevi ad un impianto di artroprotesi di ginocchio”.
Più alto è il numero dei frammenti articolari più probabile sarà l’evoluzione verso un’artrosi del ginocchio anche con una riduzione dei frammenti e trattamento osteosintetico corretto. Esistono diverse classificazioni che tengono conto della diversa complessità delle fratture al piatto tibiale. Una delle più usate è la classificazione di Schatzker (che classifica in 6 tipologie le varie fratture del piatto tibiale). Una frattura di un emipiatto tibiale può essere trattata a seconda della specifica lesione con tecniche percutanee ed assistenza artroscopica oppure a cielo aperto con placche di sostegno e viti.
Fratture più complesse tipo Schatzker V e VI (vedi tabella) richiedono quasi sempre una riduzione ed osteosintesi a cielo aperto ed evolvono maggiormente in una situazione artrosica. Le fratture più frequenti del piatto tibiale appartengo per fortuna al tipo I e II secondo Schatzker. Fratture che, se trattate correttamente con riduzione e osteosintesi, permettono un’immediata mobilizzazione del ginocchio nel postoperatorio e consentono un ritorno rapido alla vita precedente.

QUANDO INVECE RICORRERE ALLA PROTESI E DI QUALE TIPO?
Le fratture del piatto tibiale non sono prerogativa degli uomini giovani. Infatti, tra i pazienti over 60-70 anni, le fratture sono più frequentemente causate da traumi minori e legati soprattutto all’osteoporosi senile.
Anche in questi pazienti si preferisce eseguire un’osteosintesi dei frammenti come avviene nei pazienti più giovani. Condizioni particolari però, come pazienti anziani con frattura pluriframmentaria del piatto tibiale oppure una frattura in un ginocchio già precedentemente artrosico possono indirizzare verso la scelta di una protesizzazione immediata.
Il trattamento protesico di una frattura pluriframmentaria del piatto tibiale in artrosi preesistente richiede di solito l’utilizzo di una protesi semivincolata o vincolata in quanto con i frammenti articolari non stabilizzati risulterebbe compromessa la stabilità del ginocchio.

DOPO IL TRAUMA, L’INTERVENTO
“Fratture semplici di un’emipiatto tibiale vengono di solito operate e stabilizzate in tempi brevi. Dall’incidente all’intervento possono anche trascorrere 7-10 giorni: questo perché è necessario attendere che si riduca l’edema delle parti molli conseguente al trauma – aggiunge il primario. E quali sono i tempi di recupero?
“Fratture trattate tramite osteosintesi prevedono una mobilizzazione immediata dell’articolazione. Il carico sull’arto operato viene rimandato a 6-8 settimane dopo l’intervento per permettere la guarigione dei frammenti ossei. Durante questo periodo il paziente deambula con l’utilizzo di stampelle. Anche nel caso di impianto di protesi totale di ginocchio è possibile la mobilizzazione immediata dell’articolazione nel postoperatorio con un carico parziale oppure totale in base all’impianto protesico scelto – conclude Michael Kurt Memminger.

CLASSIFICAZIONE DELLE FRATTURE DEL PIATTO TIBIALE SECONDO SCHATZKER

Ogni tipo racchiude modelli di fratture simili per meccanismo traumatico, trattamento e prognosi.

– Tipo I: frattura per fissurazione a cuneo del piatto tibiale esterno con o senza spostamento; si può associare lesione del menisco esterno. È causata da forze assiali e flettenti, ed è più frequente nei soggetti giovani.

– Tipo II: frattura per fissurazione con affossamento del piatto tibiale esterno.

– Tipo III: frattura per infossamento puro del piatto tibiale esterno. Avviene in osso osteoporotico

– Tipo IV: frattura del piatto tibiale mediale, frequentemente associata a frattura dell’ eminenza intercondiloidea, si associano lesioni dei tessuti molli e vascolo-nervose. Provocata per fissurazione o per compressione-fissurazione.

– Tipo V: frattura dei due emipiatti tibiali (bicondiloidee). Avviene per separazione dei due piatti, mediale e laterale.

– Tipo VI: una qualsiasi frattura del piatto tibiale associata ad una frattura a livello della giunzione meta-diafisaria. Sono causate da una compressione ed un affondamento di uno o entrambi i piatti tibiali.

© Orthopedika Journal

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