Su il tricipite e il gomito torna in movimento

Su il tricipite e il gomito torna in movimentoIn Italia gli interventi di protesi di gomito sono poco frequenti se comparati ai numeri delle protesi di anca e di ginocchio. Indicata soprattutto negli anziani, e in genere negli over 60-65 affetti da artrite reumatoide o artrosi degenerativa, oggi è possibile il recupero immediato dopo l’intervento e, in genere, senza fisioterapia. Il dottor Andrea Miti, uno dei più importanti esperti di artroprotesi del gomito, primario del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Mestre (VE), opera grazie alla tecnica chirurgica chiamata ‘triceps on – su il tricipite” che permette di recuperare il movimento in pochi giorni anche nei pazienti anziani, senza disagi e dolore.

Intervista di Andrea Cacia, articolo a cura di Liana Zorzi

“Solitamente l’intervento di artroprotesi del gomito prevede che le fibre muscolari del tricipite vengano ‘aperte’ o totalmente o parzialmente disinserite dall’ulna, per permettere l’inserimento della protesi. Invece, con la tecnica “triceps on” il tendine del tricipite non viene toccato e una volta inserita la protesi i muscoli, non lesionati, ricominciano a funzionare come prima dell’impianto della protesi – spiega Andrea Miti.– Tecnicamente il muscolo tricipite e il suo tendine vengono solo “spostati” da un lato e dall’altro permettendo al chirurgo di lavorare alternativamente da un aparte e dall’altra del tendine. La tecnica è sicuramente più difficile rispetto ad altre, ma poiché i tendini non vengono disinseriti, la ripresa del movimento attivo senza fisioterapia è possibile già dal giorno dopo l’intervento. In meno di una settimana il paziente muove il gomito come prima dell’evento traumatico (esempio: fratture) o della patologia degenerativa, senza dolore e con un maggiore arco di movimento rispetto al periodo preoperatorio. Purtroppo è un intervento che non è adatto ai pazienti giovani, se non in casi selezionati ed eccezionali, soprattutto perché questi ultimi hanno esigenze di carico e di movimento che gli anziani non hanno”.

QUANDO LA PROTESI DI GOMITO È NECESSARIA
L’indicazione più frequente per la sostituzione dell’articolazione del gomito con un’articolazione artificiale è sicuramente l’artrite reumatoide, ma anche processi infiammatori o degenerativi delle superfici articolari oppure ancora in presenza di alterazioni della cartilagine che causano dolore. “In particolare – continua il primario di Mestre – nei casi di fratture complesse negli anziani con osso gravemente osteoporotico è indicato l’intervento di artroprotesi perché permette di recuperare immediatamente la funzione. Se l’osteoporosi è grave non è sempre possibile ottenere una fissazione stabile dei frammenti d’osso che permetta il movimento da subito, soprattutto quando i frammenti ossei sono troppo piccoli per essere saldamente fissati”.

QUANDO LA PROTESI PUO’ ATTENDERE
I pazienti giovani hanno una richiesta funzionale diversa da quella di un anziano: in genere lavorano, praticano sport, desiderano avere una vita socialmente attiva. Pertanto, in caso di artroprotesi del gomito la protesi sarà soggetta a maggiori carichi e di conseguenza la durata dell’impianto sarà proporzionale al numero di sollecitazioni. “Il problema delle protesi di gomito nei giovani, infatti, sta proprio nella possibile necessità di sostituire (revisione) prima o poi totalmente o parzialmente la protesi stessa tempo a causa dell’usura. Anche l’osso può danneggiarsi rendendo tecnicamente quindi più difficile l’intervento di sostituzione. Nei casi più gravi di riassorbimento dell’osso dovuto ai movimenti delle componenti protesiche la soluzione è ricorrere a innesti strutturali di osso di cadavere per sostituire le parti ossee mancanti. Per questo, nei giovani, è preferibile sempre posticipare l’impianto di protesi il più possibile.”

DOPO L’INTERVENTO: NIENTE FISIOTERAPIA
Grazie alla combinazione di protesi e tecnica chirurgica, i pazienti non hanno bisogno di fare fisioterapia e fin dalla prima giornata dopo l’intervento muovono da soli il gomito: in una settimana il paziente è in grado di raggiungere il normale movimento. Nei più giovani vale un discorso differente, – continua il chirurgo. – Come accade per altri distretti articolari, si cerca sempre di ricostruire la frattura con l’osteosintesi a meno che non siano presenti condizioni locali della frattura, come ad esempio una grave perdita di osso, che renda necessario l’impianto della protesi.”
Risultati basati su score nell’artrosi postraumatica hanno riportato successi nel 95% dei casi e nel 94% nei casi di fratture da artrite reumatoide con durata della protesi di oltre 12 anni. “Esistono casi in cui le protesi hanno anche durata superiore, fino a 20 – 30 anni, ma dipende sempre dalla richiesta funzionale del paziente, ovvero da come viene usata, che tipo di movimenti vengono richiesti. Se utilizzate con le corrette indicazioni, la durata delle protesi di gomito è paragonabile a quella delle protesi di anca e di ginocchio”

TUTTI I LIMITI DELLA PROTESI AL GOMITO
I pazienti operati di artroprotesi di gomito dovranno rispettare limitazioni specialmente nel sollevamento di pesi che non potranno superare i 2,5 kg, o nel compiere movimenti ripetitivi con più di 0,5 – 1 kg: le borse della spesa, i figli piccoli, una valigia possono diventare ‘dannosi’ per la protesi. I movimenti ripetuti, infatti, come alcuni lavori domestici, attività professionali e sportive, possono rendere meno stabile e duratura la protesi. “Per avere una protesi stabile è fondamentale ottenere la perfetta cementazione della protesi durante l’intervento sia a livello dell’omero che dell’ulna – spiega Miti – perché questo permette di trattenere la protesi saldamente ancorata all’osso evitando che si mobilizzi (che esca dalla sede). La cementazione della protesi rappresenta un momento molto importante dell’intervento che richiede esperienza: viene usato cemento con antibiotico per prevenire l’infezione, una complicazione molto seria. È ovvio che il chirurgo deve conoscere bene anche le tecniche di revisione delle protesi per potere “rimediare” a eventuali problemi come in caso di cadute o incidenti, fratture intorno alle componenti della protesi o appunto le infezioni”.

IL FUTURO?
“La speranza è nelle cellule staminali per alcune patologie che però ancora necessitano di studi, sperimentazioni e tempo prima di poter essere applicate su vasta scala. Invece utilizziamo già da tempo il concentrato piastrinico con fattori di crescita (PRP) nei casi di mancata guarigione delle fratture per stimolare e accelerare la consolidazione dell’osso. I limiti nell’uso delle nuove biotecnologie sono legate alla necessità di studi clinici e ai costi ancora elevati nell’uso dei materiali” conclude l’esperto.

© Orthopedika Journal

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