Scoliosi giovanile, oggi si risolve con un telecomando

Scoliosi giovanile, oggi si risolve con un telecomando

Una tecnica di ultima generazione messa a punto presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma permette oggi di ridurre il numero degli interventi per raddrizzare la schiena di un bambino affetto da scoliosi. L’innovazione è rappresentata dall’utilizzo di barre telescopiche a controllo magnetico inserite nel rachide del bambino allungabili mediante un telecomando assecondando quindi la crescita del bambino.

di Valeria Tagni, intervista a cura di Liana Zorzi
con la collaborazione del Dottor Marco Cassini, Direttore dell’Unità Complessa di Ortopedia presso l’Ospedale di Legnago

Questa nuova tecnologia segna un passo avanti nel trattamento della scoliosi infantile o giovanile. Secondo la classificazione di Cotrel, le scoliosi si dicono infantili quando insorgono da 0 a 3 anni, giovanili da 3 anni fino alla pubertà, e scoliosi dell’adolescenza quando insorgono dalla pubertà alla maturità. La scoliosi infantile è una patologia molto meno frequente della scoliosi dell’adolescenza ma con un decorso talvolta rapido. Nei casi più gravi infatti il rachide, cioè la colonna vertebrale, può raggiungere valori angolari elevati tali da richiedere un trattamento chirurgico.

Prima, per risolvere il problema erano necessarie molteplici operazioni durante la fase di accrescimento del bambino; significava ore di anestesia, giorni di ricovero, difficoltà di ripresa e rischi di infezioni post-operatorie, tanti giorni di scuola persi, scarsa qualità di vita. “Questa tecnica rappresenta una novità assoluta – spiega Marco Cassini, Direttore dell’Unità Complessa di Ortopedia dell’Ospedale di Legnago (VR). – In Italia sono pochissimi i chirurghi che la usano. Il vantaggio è subito evidente: il piccolo paziente non deve essere sottoposto a interventi ripetuti ma ne bastano due – prosegue l’esperto – uno per l’impianto di barre di titanio lungo la colonna, e uno definitivo a 11-12 anni. Nel frattempo il decorso della malattia si tiene sotto controllo allungando magneticamente le barre tramite un meccanismo telecomandato, seguendo la crescita del bambino, in maniera indolore e senza ricovero”.

CHE CURVA!

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale nella quale alla deviazione sul piano frontale si associa frequentemente un’alterazione del piano sagittale ed una rotazione dei corpi vertebrali nel piano orizzontale. Può colpire ad ogni età ma sono più frequenti le forme dell’adolescenza che insorgono intorno al periodo della pubertà. Si tratta delle cosiddette scoliosi idiopatiche dell’adolescenza (SIA) ovvero la forma più frequente di scoliosi della quale non si conoscono le cause, si verifica dopo i 10 anni e rappresenta l’80-85% dei casi. In genere le curvature sono di entità così modesta da non aver bisogno di essere corrette: infatti, su 1000 bambini solo 3/5 sviluppano curvature vertebrali abbastanza vistose da richiedere una cura. “La causa di tali scoliosi, – spiega Cassini. – è tuttora sconosciuta anche se negli anni si sono avvicendate diverse teorie, chiamando in causa ora la teoria ormonale (GH, melatonina, serotonina), ora la teoria tessutale (alterazioni dei proteoglicani e del collagene), ora la teoria neurologica (asimmetria percettiva destra sinistra centrale). Oggi però si ritiene più probabile un meccanismo su trasmissione genetica –continua l’esperto. – Se da un lato quindi parliamo di eziologia multifattoriale con importanti correlazioni genetiche, dall’altro l’unica cosa certa sono i trattamenti per risolvere il problema, ormai ben codificati presso la comunità scientifica.

LA DIAGNOSI PRECOCE PUÒ CORREGGERE LA CURVA

Nella maggioranza dei casi la scoliosi è asintomatica e possono passare diversi anni prima che venga scoperta. “Spesso è il pediatra che invia il bambino dall’ortopedico quando si accorge di piccole asimmetrie della gabbia toracica che fanno supporre una scoliosi. Sarà poi lo specialista a decidere il trattamento che dipende dall’età del paziente, dalla maturità scheletrica e sessuale, dall’entità della curva al momento della diagnosi, dalla sede della curva, dai fattori cioè di rischio di progressione. Il valore angolare della curva della colonna al momento della diagnosi è uno dei più importanti: se è inferiore a 20° il trattamento consiste nell’osservazione. Basteranno un paio di controlli l’anno, tre durante le fasi critiche della crescita. I controlli regolari fanno parte della terapia medica e sono essenziali per prevenire problematiche maggiori.

QUANDO PER LA CURVA BASTA IL BUSTO

“Se la curvatura è maggiore di 20° e sono presenti fattori di rischio che determinano una progressione – continua Cassini – è consigliabile un trattamento ortesico, ovvero il busto, efficace fino all’80% dei casi con corretta indicazione. Tale trattamento è in genere indicato per curve comprese fra 20 e 40°ma si è visto che la sua efficacia è inferiore quando il trattamento inizia con curve maggiori di 30°alla diagnosi. Il busto va portato per almeno 20-22 ore al giorno e sistemato o sostituito seguendo la crescita. Per evidenziare l’efficacia del corsetto la correzione deve attestarsi attorno al 30 od anche al 50% dei valori angolari iniziali. E’ importante spiegare ai genitori che tale correzione potrà gradualmente ridursi dopo che il corsetto sarà rimosso. Completata la crescita, invece, i rischi di progressione sono molto più bassi perché lo scheletro è ormai formato”.

E QUANDO IL BUSTO NON BASTA

“I pazienti candidati alla chirurgia presentano curvature importanti non correggibili con l’ortesi e alti fattori di rischio di progressione (l’indicazione chirurgica si pone in genere per curve con valori angolari superiori ai 45°). L’intervento dura 4-5 ore ed è tuttora molto invasivo in quanto comporta la scheletrizzazione e la fusione del tratto di rachide sede della deformità. Con l’intervento chirurgico vengono bloccati i segmenti mobili della colonna vertebrale nel tratto da correggere – spiega l’esperto. –. Grazie alle strumentazioni chirurgiche moderne, oggi siamo in grado di ottenere correzioni migliori che in passato, rispettando le curve sagittali della colonna, minimizzando i segmenti da includere nell’area di artrodesi riducendo od annullando la necessità di busto post operatorio con conseguente riduzione dei tempi di ricovero”. Esistono delle Linee Guida di recente pubblicazione sul trattamento chirurgico della Scoliosi Idiopatica dell’Adolescente pubblicate sul Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia (agosto 2011;37:183-197).

IN ALTERNATIVA

Chiropratica, elettrostimolazione, integratori alimentari: fino ad oggi nessuna di queste terapie sembra davvero in grado di bloccare il peggioramento della curvatura della schiena. Un discorso a parte meritano gli esercizi di ginnastica, non tanto per la loro reale efficacia ma per i benefici generali che apportano alla salute, al benessere e all’umore dei pazienti affetti da scoliosi. Inoltre gli esercizi possono in parte limitare gli effetti collaterali dei corsetti. L’attività fisica in genere e gli esercizi mirati svolgono inoltre un ruolo importante per le scoliosi dell’adulto e per la prevenzione dell’osteoporosi.

© Orthopedika Journal

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