Protesi, 6 consigli per scegliere l’ortopedico

Protesi, 6 consigli per scegliere l'ortopedico

Lo scandalo che in questi giorni ha coinvolto alcuni ortopedici del Policlinico di Monza e medici di famiglia della Brianza, ha contribuito a far emergere timori sia tra i pazienti in attesa di intervento sia tra quelli già operati, ma soprattutto tra chi ha la necessità di affidarsi a un ortopedico. Anche se l’indicazione all’intervento dipende sempre dalla valutazione dello specialista, ecco alcuni consigli per scegliere l’ortopedico. Non offrono la garanzia del successo dell’intervento, ma permettono di ottenere informazioni per prendere decisioni consapevoli:

1. Se ci si rivolge al proprio medico di famiglia:

farsi dare più di un nominativo di specialista a cui rivolgersi

2. Se ci si affida al passaparola:

tenere in considerazione che il chirurgo “perfetto” per un paziente può non esserlo per un altro, e ricordare che l’ortopedico tuttologo, cioè che opera dalla spalla al piede potrebbe non avere molta esperienza nel nostro problema

3. Se ci si informa nel web/social:

è più difficile decidere a chi rivolgersi solo guardando il web/social. Meglio andare sicuri in grandi strutture o centri specializzati e scegliere ortopedici specializzati nell’articolazione che ci interessa. Non farsi attrarre solo da frasi quali “tecniche mini-invasive” o “protesi di ultima generazione”; alcuni siti di chirurghi non sono aggiornati, quindi guardare le date degli ultimi post/articoli pubblicati (lo stesso vale per i social)

4. Prima visita:

oltre a portare eventuali esami diagnostici già effettuati perché prescritti dal proprio medico di famiglia, scriversi eventuali dubbi in modo da chiedere spiegazioni all’ortopedico

5. Dubbi:

aiutano a farsi un’idea dell’esperienza del chirurgo ortopedico informazioni sulla sua casistica, ovvero quantità e tipi di interventi che pratica ogni anno, strutture in cui opera, percentuali di non riuscita per il tipo di intervento che ci interessa, tipo di protesi/placche che intende usare per il nostro problema, tempi di recupero, cioè in quanto tempo sarà possibile per voi (e non in generale) tornare a camminare. È importante ricordare che l’ortopedico non “legge il futuro” ma, in base ai dati di letteratura e alle condizioni di salute del paziente, può fornire indicazioni (e non certezze) sul post-operatorio.

6. Passaporto dell’impianto:

sono pochi i pazienti che lo richiedono e pochi anche i chirurghi che lo propongono. Tuttavia il paziente, in particolare chi viaggia in aereo, ha tutto il vantaggio di chiedere la “carta d’identità dell’impianto”, prima dell’intervento.

a. Cos’è? Si tratta di un documento di riconoscimento dell’impianto, già tradotto anche in inglese, che sostituisce la documentazione (radiografie, certificato medico, eccetera) che il paziente è tenuto ad esibire ai controlli in aeroporti e stazioni, e contiene informazioni sull’intervento effettuato, sul tipo di protesi impiantata, sui materiali utilizzati.

b. A cosa serve? Questo documento, in caso di problemi, permette al paziente di avere con sè tutte le informazioni possibili sull’impianto: tipo di impianto, quali sono gli accoppiamenti della protesi (metallo-metallo, ceramica-ceramica, eccetera) data dell’intervento, nome del chirurgo. In questo modo, qualunque esperto in qualsiasi paese del mondo, in caso di problemi all’impianto (frattura, dolore, eccetera) sarà nella condizione di fare le scelte più sicure ed efficaci per il paziente.

#iConsigliDellaRedazione


A cura di Liana Zorzi

© Orthopedika Journal

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