La chirurgia mini invasiva per l’intervento di protesi d’anca: la soluzione per un rapido recupero

La chirurgia mini invasiva per l’intervento di protesi d’anca: la soluzione per un rapido recuperoIntervista al Prof. Araldo Causero (in occasione del Congresso S.I.A. – Udine 2010)

La tecnica di chirurgia protesica dell’anca si è molto evoluta soprattutto grazie alla disponibilità di nuove protesi sempre più conservative che permettono al chirurgo di effettuare l’intervento di protesi d’anca con maggiore risparmio delle strutture anatomiche (la cosiddetta T.S.S Tissue Sparing Surgery) e con conseguente rapidità di recupero post operatorio. “Negli ultimi 2 anni, la chirurgia protesica per via anteriore è diventata molto popolare tra gli ortopedici – spiega il professor Araldo Causero, Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Udine. – Già nel secolo scorso la via anteriore era stata indicata come via d’accesso ottimale negli interventi di protesizzazione d’anca chirurgica ma non era mai stata utilizzata – continua l’esperto. – Oggi, grazie anche all’esperienza nella tecnica acquisita dai chirurghi, è finalmente possibile usufruire dei tanti vantaggi della via anteriore resa possibile dai nuovi impianti protesici che risultano particolarmente adatti ad essere utilizzati con questa tecnica.”

Obiettivo di un intervento di protesi di anca è eliminare il dolore spesso causato da un evento degenerativo quale l’artrosi, con una buona articolarità che possa permettere al paziente di svolgere le proprie attività quotidiane nella completa autonomia e funzionalità.
Normalmente, l’applicazione degli steli protesici d’anca richiedono una resezione femorale importante che genera nell’osso femorale ospitante uno sforzo “non fisiologico”; in funzione del tempo e del grado di intensità dello sforzo, questo può portare a modificazioni di forma e qualità dell’osso tali da portare al fallimento dell’impianto protesico e rendere così necessario un intervento di revisione con sostituzione della protesi.

IL RECUPERO POST OPERATORIO

La sintesi di tecnica chirurgica e protesi conservative del collo del femore permettono al paziente un più rapido recupero post operatorio che, con la riabilitazione, favorisce il ritorno del paziente alle sue abitudini di vita, senza limitazioni. “Anche negli atleti e negli sportivi, l’uso di questa protesi e della via anteriore, potrebbero permettere il recupero totale e senza limitazioni del paziente – spiega il professor Causero. – “Personalmente, però, nonostante non vi sia un’indicazione in tal senso, consiglio ai miei pazienti di riprendere l’attività sportivi a livelli più bassi rispetto a quella che praticavano prima dell’intervento”.

INDICAZIONI

“Non esiste una indicazione particolare nella scelta della via anteriore” afferma il professor Araldo Causero. “Chi usa questa tecnica tende ad usarla per tutti i pazienti in caso di primi impianti”. Esistono però alcune controindicazioni come nel caso di alcune malformazioni dell’anca (anche displasiche), oppure nelle revisioni protesiche. Si tratta quindi di uno strumento in grado di rendere più veloce e sicuro l’intervento di artroprotesi d’anca.

VANTAGGI

Con una incisione di 8-10 cm contro i 15-20 cm di dieci anni fa, la via anteriore è molto utilizzata dai chirurghi ortopedici perché molto meno invasiva rispetto alla via d’accesso tradizionale. “Infatti, – spiega il Direttore della Clinica Ortopedica – l’incisione praticata anteriormente, quasi in corrispondenza della testa del femore, permette di rispettare nervi e fasci muscolari con conseguente rapido recupero post operatorio di riabilitazione”.

IN SINTESI:

• Cicatrice cutanea ridotta: l’incisione cutanea è ridotta di circa il 50% rispetto a quella di un intervento “convenzionale” con conseguente tessuto cicatriziale ridotto.

• Evita la zoppia: la via anteriore è caratterizzata da una tecnica chirurgica che protegge muscoli, vasi sanguigni e nervi che si incontrano durante l’accesso all’articolazione. Minimizzare il danno ai muscoli e ai nervi riduce la possibilità di zoppia.

• Riduzione del dolore post-operatorio: l’approccio anteriore permette di ridurre il dolore post-operatorio poiché i muscoli non vengono sezionati.

• Riduzione del rischio di dislocazione (la dislocazione è la separazione tra la testa del femore e l’acetabolo): la preservazione del muscolo permette di migliorare significativamente la stabilità dell’articolazione dell’anca. Il rischio di dislocazione è minimo e le limitazioni di movimento post-operatorie, solitamente prescritte a seguito di altre tecniche, non sono necessarie. Inoltre, il rischio di dislocazione è ridotto in quanto la tecnica AMIS® (Anterior Minimally Invasive Surgery) è eseguita nella parte anteriore dell’articolazione mentre la dislocazione è principalmente correlata con danni alle strutture posteriori dell’articolazione.
Ridotta permanenza ospedaliera: permette di ridurre i costi di ospedalizzazione

• Minor perdita di sangue: la preservazione dei muscoli e dei vasi permette di ridurre la perdita di sangue. Le trasfusioni sono rare e la formazione di coaguli nelle gambe (trombosi venosa profonda) è meno probabile.

• Riabilitazione in tempi brevi: secondo le indicazioni del chirurgo, la riabilitazione può iniziare generalmente anche il giorno stesso dell’operazione; è possibile stare in piedi e camminare con stampelle o bastone.

• Precoce ripresa delle attività quotidiane: il ritorno alle attività quotidiane è molto più rapido e immediato rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali. È possibile guidare non appena il paziente è in grado di entrare e uscire dall’auto comodamente, avendo un buon controllo della gamba e senza assumere antidolorifici. In genere, è consigliabile attendete da 8 a 10 giorni prima di guidare, e comunque solo dopo approvazione del chirurgo.

© Orthopedika Journal

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5 Responses to “La chirurgia mini invasiva per l’intervento di protesi d’anca: la soluzione per un rapido recupero”

  1. ANNA
    Novembre 23, 2010 at 6:45 pm #

    Vorrei sapere se la tecnica chirurgica per la protesi d’anca di cui si parla nell’intervista è la tecnica AMIS e se ci sono a Roma ortopedici che la praticano.

    Grazie!

  2. Stefania
    Marzo 17, 2011 at 11:27 am #

    Ho 53 anni devo fare la protesi in quanto soffro di coxoartrosi Vivo a Roma vorrei sapere se c’e la possibilita di fare nella Mia citta questo intervento se viene praticata la sua tecnica nacho da atri suoi college Ed infine se dovessi decidere di operarmi li quali sono I tempi di giacenza, Ed in quale struttura.grazie cordiali saluti

  3. adriano
    Marzo 30, 2011 at 10:03 am #

    Anch’io vorrei conoscere se la tecnica chiruigica illustata viene praticata anche su Roma. Grazie.

  4. ADRIANO
    Maggio 29, 2011 at 7:06 pm #

    vorrei maggiori informazioni sulla tecnica ,ed eventuale possibilita di operarmi ,sono affetto da coxoartrosi

  5. sonia
    Giugno 14, 2011 at 6:58 am #

    ho 42 anni e devo fare la protesi ad entrambe le anche, sono già stata operata all’età di due anni per una lussazione congenita delle anche. Questa nuova tecnica AMIS può essere utilizzata anche nel mio caso? Se si dove? Grazie

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