Donne venete e calcio: dopo i 55 anni, una passione che aumenta il rischio di artrosi del ginocchio

Donne venete e calcio: dopo i 55 anni, una passione che aumenta il rischio di artrosi del ginocchio

Eletta dall’Associazione Italiana Calciatori e dall’Unione Stampa Sportiva come miglior giocatrice di calcio del Triveneto, Elisa Camporese è l’unica centrocampista donna a salire sul palco a fine Novembre a Vicenza insieme a calciatori professionisti maschi. Un successo personale oltre che un successo per tutto il calcio femminile che, solo nel Veneto conta 526 società di calcio femminile.

Se nella tecnica e nella passione per il calcio non c’è differenza tra maschi e femmine, purtroppo quando si parla di artrosi secondaria dovuta a traumi giovanili del ginocchio, le donne calciatrici sono più a rischio rispetto ai colleghi maschi. A renderlo noto uno studio del Department of Orthopaedics and Rehabilitaion della Yale University pubblicato sul Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons, secondo il quale l’incidenza della rottura del legamento crociato anteriore fra le donne che praticano calcio professionista o amatoriale è di 3 volte superiore rispetto agli atleti di sesso maschile. “A parità di rischio di lesioni traumatiche del ginocchio durante la stagione calcistica quindi le femmine hanno un rischio aumentato di artrosi precoce del ginocchio già all’età di 50-55 anni sia per la presenza del trauma giovanile, sia per fattori ormonali legati alla menopausa – spiega il dottor Franco Rossi, specialista in ortopedia e traumatologia presso l’Ospedale Villa Salus di Mestre. – L’artrosi precoce del ginocchio nello sportivo è una delle principali patologie che portano all’indicazione di intervento di protesi monocompartimentale o totale del ginocchio. Questo tipo di pazienti richiedono sempre più brevi tempi di ospedalizzazione e rapido recupero post operatorio, reso possibile dai percorsi di fast track che oggi vengono usati nella chirurgia ortopedica. Infatti, nella mia esperienza, con il fast track i tempi del ricovero si dimezzano passando da 8-10 giorni a 4-5 giorni al massimo. Il paziente viene mobilizzato il giorno stesso dell’intervento e questo favorisce il recupero rapido facilitato anche dai nuovi materiali e design delle protesi sempre più rispettose dell’anatomia del ginocchio”.

Veloce, zero dolore e sicuro; ma è per tutti?

Veloce è la riabilitazione e il recupero del paziente, che cammina con l’ausilio delle stampelle già dopo poche ore dall’intervento. Il tempo chirurgico invece non cambia, perché solo un’accuratezza quasi maniacale nei gesti chirurgici permette di velocizzare il recupero – sottolinea il dottor Franco Rossi. – Il fast track è possibile in strutture che hanno adottato questi nuovi protocolli che includono la gestione del dolore e delle perdite ematiche durante e dopo l’intervento, e hanno team dedicati e formati a questo processo di recupero rapido del paziente come in Villa Salus a Mestre. Certamente il fast track è un percorso sicuro per tutti i pazienti anche se non è indicato nei pazienti con diverse comorbidità, cioè che presentano molte patologie diverse insieme come nel caso di sindrome metabolica con obesità, ipertensione, diabete, problemi epatici.


A cura di Liana Zorzi

© Orthopedika Journal
foto: ravenna24ore

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